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Progettare un parco giochi per bambini significa garantire a questi ultimi momenti di puro divertimento, lunghe sessioni di gioco spensierato e sicuro. Significa però affrontare sfide tecniche non indifferenti, e che riguardano la scelta dei materiali e delle giostre, la loro disposizione, la gestione dello spazio in termini di design e funzionalità e altro ancora.

In questa guida forniamo qualche consiglio utile per progettare le aree gioco. Ragioneremo anche sul tema dei rivestimenti e della cura del verde, che è più complesso di questo si possa immaginare. Infine, parleremo della soluzione più conveniente: l’erba sintetica per aree gioco.

Consigli per progettare un parco giochi per bambini

Il segreto per progettare un parco giochi divertente e sicuro è agire per fasi e dedicare a ciascuna la giusta importanza. Ecco una panoramica.

  • Elaborazione del layout. Ovvero, il progetto del parco gioco nelle sue linee generali, che comprende la disposizione delle giostre, gli eventuali percorsi, i punti di accesso e altro ancora. Il layout deve tenere conto dello spazio a disposizione, che è estremamente variabile. In genere, chi costruisce aree gioco private, e quindi adiacenti all’abitazione, ha meno spazio a disposizione di chi costruisce aree giochi che servono edifici funzionali, come ludoteche e centri ricreativi.
  • Scelta degli elementi. Ovvero, la scelta delle giostre con cui “arredare” il parco giochi. Il consiglio è di creare un mix tra giostre classiche, come le altalene, e le giostre più creative e innovative, che spingano i bambini a fare esercizio fisico, che prevedano arrampicate etc.
  • Scelta dei materiali. La questione fa riferimento soprattutto agli elementi decorativi, come le staccionate, i cartelli etc. Il consiglio è di puntare al legno. E’ più difficile da manutenere ma restituisce una sensazione di maggiore calore, è più bello a vedersi e può essere decorato in maniera più creativa.
  • Scelta dei rivestimenti pavimentali. Nella maggior parte dei casi, si opta per linoleum, che si fa apprezzare per la sua morbidezza e per la resa estetica. Se possibile, però, si punta a decorare il parco con il “verde”, ovvero con un prato vero e proprio.

Perché scegliere l’erba sintetica per le aree gioco

Ma esiste un’alternativa più comoda e intelligente al prato vero: il prato finto. O, per meglio dire, in erba sintetica.

L’erba sintetica per aree gioco apporta significativi vantaggi rispetto all’erba naturale. Tanto per cominciare, è più facile da manutenere. Molto spesso basta una spazzata o una rapida pulita, e solo in rari casi richiede la sostituzione di una o più sezioni. Niente a che vedere con la cura che l’erba vera impone. In quest’ultimo caso, stiamo parlando di vegetazione, e quindi di organismi viventi.

L’erba sintetica, poi, è meno costosa, non fosse altro per il risparmio sulla bolletta idrica. Si parla di un risparmio di parecchie centinaia di euro all’anno.

L’erba sintetica per aree gioco, inoltre, è più sicura. Infatti, non ospita i parassiti che in genere caratterizzano l’erba naturale. L’erba sintetica è sicura anche perché in genere più regolare e morbida, dettaglio non di poco conto se si parla di parchi gioco destinati ai bambini.

Insomma, l’erba sintetica per aree gioco è una soluzione non solo percorribile, ma che merita di essere preferita all’erba naturale.

Un focus sull’erba sintetica

Giunti a questo punto, vale la pena spendere qualche parola in più sull’erba sintetica per aree gioco dal punto di vista tecnico. Per esempio, sui materiali a disposizione. In genere la scelta è tra..

  • Polipropilene. E’ il materiale più conveniente ma garantisce comunque una buona qualità. Purtroppo, soffre abbastanza i raggi ultravioletti e tende allo scolorimento.
  • Polietilene. E’ materiale di qualità, che offre un’ottima sensazione di naturalezza e resiste ottimamente ai raggi ultravioletti.
  • Nylon. E’ il materiale migliore, se lo scopo è utilizzare l’erba sintetica per aree gioco. L’effetto è cento per cento naturale, è molto resistente al calpestio e ai raggi ultravioletti. Non scolorisce e dura a lungo.

Un punto dirimente è anche la tecnica di assemblaggio, ovvero di attaccatura dei fili al tessuto che funge da base. In passato si procedeva manualmente, ottenendo un risultato sì potenzialmente più naturale, ma anche più irregolare e più brutto a vedersi. Oggi si utilizza la taftatura, che è un processo automatico, simile a quello che permette alla sparachiodi di fissare i chiodi su una superficie. La taftatura ha contribuito ad abbattere i costi, garantendo un giusto compromesso tra naturalezza e praticità.

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