Monday, July 6

CORONAVIRUS E WET MARKETS

Un numero sempre maggiori di scienziati sembrano associare il Covid19 allo sfruttamento animale, In particolare a quello perpetrato durante lo svolgimento dei Wet Markets. E’ importante sapere che questa tipologia di mercati non è solo presente in Cina ma è molto comune anche in molti paesi Orientali.

In alcune zone dell’Africa ed in alcune zone dell’Asia, (come Thailandia, Vietnam, Cambogia), questi wet markets sono purtroppo molto spesso presenti.

In questi mercati vengono venduti animali vivi macellati al momento. Tra questi rientrano anche gli animali selvatici. A tali specie viene completamente sconvolto il loro habitat. In più sono sistemati in gabbie vicine a tanti altre gabbie contenenti animali di diversa specie.

Questo oltre a rappresentare un problema etico/morale (anche per chi è non è animalista), rappresenta anche un problema serio in termini igienico-sanitario.

Infatti Le gabbie occupate da animali sono quasi sempre sovraffollate e tenute in condizioni di pulizia precarie. Ad esempio gli escrementi degli animali posti più in alto vanno ad entrare in contatto con gli animali che occupano le gabbie inferiori, con conseguenze batteriologiche facilmente immaginabili.

WET MARKETS: PERCHE’ LA CINA?

Abbiamo detto che non è solo la Cina ad avere i wet markets, ma perché tutto il mondo associa questi mercati alla Cina?

Semplicemente perché la Cina è il consumatore n1 al mondo di animali selvatici.  Sembra strano, ma il consumo della carne degli animali selvatici, è molto cara. Ne deriva che la stragrande maggioranza dei cinesi non mangia questo tipo di carne e non è cliente dei wet markets.

La Cina, rispetto ai paesi sopracitati dell’Asia e dell’Africa, è una potenza economica di portata internazionale. Ci sono quindi una parte di cittadini della Repubblica Popola Cinese, molto ricchi, che sono i primi consumatori di animali selvatici.

Addirittura gli animali vivi venduti in Cina vengono importati, illegalmente, spesso da alcune zone dell’Africa e dell’ Asia. Sebbene si tratta di un mercato illegale e, considerato tale anche dalle autorità cinesi,  non sembra che si riesca ad arginare questo tipo di fenomeno.

A dire il vero anche perché, il giro di affari  che c’è dietro questi mercati illegali di importazione di animali selvatici vivi, non è inferiore a quello che ne deriva da quello del traffico di stupefacenti.

CORONAVIRUS E IL SALTO TRA SPECIE

Ma nella pratica capiamo meglio perché lo sfruttamento animale sembra essere all’origine di questa pandemia.

Il coronavirus è un virus che riguarda solo alcune fattispecie animali. Non è stato mai trasmesso con contatto da uomo a uomo. Allora come è successo?

Secondo gli scienziati, il salto di specie potrebbe essere avvenuto con un contatto prolungato tra animale portatore del virus ed uomo.
Non solo, la trasmissione del virus potrebbe essere avvenuta anche da un animale all’altro (all’interno dei wet markets, tra le gabbie dei vari animali) e infine dall’ultimo animale della catena all’uomo.

GLI ANIMALI PORTATORI DEL CORONAVIRUS

Tra gli animali selvatici portatori del Coronavirus ci sono i pipistrelli. I pipistrelli infatti sono un vero e proprio serbatoio di Coronavirus. Su questi animali sono stati scoperti centinaia di coronavirus diversi.

I pipistrelli sembrano però avere un sistema immunitario capace di fronteggiare questi virus. Si dice infatti che il pipistrello ne è portatore sano. Il sistema immunitario degli umani invece non è in grado di far fronte adeguatamente a questo virus.

Tra gli altri animali indiziati ci sono i Pangolini. Questa è una specie selvatica che, a causa del crescente bracconaggio, purtroppo rischia l’estinzione. Anche i Pangolini sono presenti in molti wet markets. Ad ogni modo ulteriori studi sembrano scagionare il Pangolino come untore del Coronavirus.

A ben vedere sembra che comunque alcun animale sia colpevole della tramissione del Coronavirus all’uomo. E’infatti chiaro che il pipistrello non sarebbe stato in grado di infettare l’uomo o altri animali se noi non l’avessimo messo nelle condizioni di farlo.

Da qui la necessità di un nuovo rapporto dell’uomo con la natura e gli animali.

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